Terzo Settore: L’UE dà il via libera a una fiscalità innovativa. Cosa cambia per enti e imprese sociali?

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Il mondo del Terzo Settore italiano attendeva con trepidazione un segnale, una conferma che potesse sbloccare l’attuazione della riforma fiscale a esso dedicata. Ebbene, la notizia è arrivata: la Commissione Europea ha ufficialmente dato il suo “via libera” alle nuove misure fiscali, confermandone la compatibilità con le rigorose regole sugli aiuti di Stato. Si apre così una nuova pagina, ricca di opportunità e maggiore chiarezza, per migliaia di enti non profit, imprese sociali e associazioni che ogni giorno contribuiscono al benessere della nostra comunità.

Una “Comfort Letter” strategica: la base del nuovo fisco

L’annuncio, giunto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dopo una lunga attesa, riguarda l’invio di una “comfort letter” da parte della Direzione Generale Concorrenza della Commissione UE. Questo documento cruciale non solo riprende e avalla l’approccio italiano, ma getta le basi per l’implementazione definitiva di un quadro fiscale più snello e favorevole per gli Enti del Terzo Settore (ETS), riconoscendone la peculiare funzione sociale e l’impossibilità di equipararli a imprese for-profit tradizionali. La data da segnare in calendario è il 1° gennaio 2026, momento in cui la maggior parte delle nuove regole entrerà in piena operatività.

Il punto chiave: La Commissione ha riconosciuto che gli ETS non sono come le imprese tradizionali. Il loro scopo è il bene comune e i loro proventi sono destinati a questo, non alla distribuzione di profitti. Questa distinzione è fondamentale per la compatibilità con le norme sugli aiuti di Stato.

Le novità fiscali in arrivo dal 2026: un quadro più chiaro

Vediamo in dettaglio quali sono le principali misure fiscali che riceveranno il semaforo verde:

  • Defiscalizzazione degli utili reinvestiti: Per gli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti nel registro unico nazionale, gli utili destinati alle attività statutarie beneficeranno di un regime di defiscalizzazione, con un limite fissato al 6% (Articolo 79 del Codice del Terzo Settore). Questo incentiva fortemente il reinvestimento per fini sociali.
  • Esenzioni per le Imprese Sociali: Per la prima volta, verranno introdotte specifiche regole di esenzione fiscale per le imprese sociali che scelgono di reinvestire i propri utili nelle attività istituzionali. Rimangono comunque stringenti limiti alla distribuzione degli utili (non oltre il 50% e con una remunerazione non superiore a quella dei buoni fruttiferi postali aumentata del 2,5%).
  • Regimi forfettari semplificati: Saranno introdotti due regimi forfettari ad hoc per semplificare la gestione fiscale:
    • Per le Organizzazioni di Volontariato (ODV) e le Associazioni di Promozione Sociale (APS) con entrate inferiori a 130.000 euro (Articolo 86 del CTS), che sostituirà l’attuale regime della Legge 398/1991.
    • Per gli Enti del Terzo Settore non commerciali (Articolo 80 del CTS).

È importante notare che, sebbene gran parte del pacchetto fiscale abbia ottenuto il via libera, alcune misure, come quelle relative alla finanza sociale e agli investimenti nelle start-up di imprese sociali, richiederanno ulteriori scambi di informazioni tra il Ministero del Lavoro e la Commissione Europea prima di poter diventare pienamente operative.

Perché l’UE ha detto sì? I principi alla base del consenso

La “comfort letter” evidenzia due principi fondamentali che hanno convinto Bruxelles della compatibilità delle misure:

  1. Diversità strutturale: Gli ETS non sono imprese “for profit”. Perseguono attività di interesse generale, e tutti i loro proventi sono vincolati a tale scopo. Non possono distribuire liberamente profitti o remunerare il capitale proprio in modo illimitato.
  2. Natura del reddito: La defiscalizzazione degli utili per gli ETS scatta solo quando questi sono destinati ad attività di interesse generale. In pratica, si applica a redditi che non sono mai nella disponibilità per remunerare il capitale o per essere distribuiti. Questa caratteristica fa sì che non integri il presupposto impositivo basato sul “possesso” di un reddito destinabile a scopi privati.

Questo riconoscimento implica una “doppia anima” per la fiscalità del Terzo Settore: un fisco di “restituzione” che incentiva le attività di interesse generale attraverso esenzioni, e un fisco che applica le regole ordinarie quando gli enti svolgono attività commerciali non istituzionali o distribuiscono ricchezza oltre i limiti consentiti, operando come qualsiasi altro attore di mercato.

Impatti pratici e opportunità per Imprenditori e Professionisti

Per gli imprenditori, i commercialisti e i consulenti del lavoro, queste novità si traducono in:

  • Maggiore chiarezza e certezza normativa: Finalmente un quadro fiscale per il Terzo Settore approvato a livello europeo, che riduce l’incertezza e apre a una pianificazione più efficace.
  • Incentivi al reinvestimento: La defiscalizzazione degli utili destinati alle attività statutarie è un potente stimolo a consolidare e espandere l’impatto sociale degli enti.
  • Semplificazione: I nuovi regimi forfettari alleggeriranno il carico amministrativo per molte piccole realtà, consentendo loro di dedicare più risorse alle proprie missioni.
  • Nuove prospettive per le Imprese Sociali: L’introduzione di esenzioni mirate le rende strumenti ancora più attraenti per l’investimento a impatto sociale.

Consigli Operativi e raccomandazioni

Per affrontare al meglio questo cambiamento e sfruttare le opportunità future, ecco alcuni consigli chiave:

  • Aggiornatevi costantemente: Il quadro normativo è in evoluzione. È fondamentale rimanere informati sulle disposizioni attuative e sui dettagli che verranno definiti.
  • Revisione degli statuti: Assicuratevi che gli statuti del vostro ente o della vostra impresa sociale siano allineati con i requisiti del Codice del Terzo Settore e consentano di beneficiare delle nuove agevolazioni fiscali.
  • Pianificazione fiscale strategica: Con l’entrata in vigore delle nuove norme dal 2026, è il momento di iniziare a pianificare come ottimizzare la gestione fiscale, in particolare per quanto riguarda il reinvestimento degli utili.
  • Valutazione dei regimi: Analizzate attentamente quale dei nuovi regimi forfettari, o le esenzioni specifiche, sia il più vantaggioso per la vostra realtà.

Non affrontare da solo le complessità: affidati a professionisti!

La riforma del Terzo Settore rappresenta un passo avanti significativo, ma la sua implementazione richiede attenzione e precisione. Per navigare al meglio in questo nuovo scenario fiscale, comprendere appieno le opportunità e gli adempimenti, e garantire la piena conformità del proprio ente o della propria impresa sociale, è fondamentale affidarsi a professionisti esperti in materia fiscale, contabile e societaria. Non esitate a richiedere una consulenza personalizzata per ottimizzare la gestione e valorizzare al massimo le nuove agevolazioni.

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